molti giorni che non vi scrivo.
mancava internet.
mi siete mancati.
vi racconto:
il vento gelato. sembra di camminare nel freddo delle mattine di montagna.
il campo di golf accanto a cui passiamo. sembra cosi finto, rispetto alla vita che passa camminando al di qua del recinto.
calzini usati come guanti. fa troppo freddo.
passare accanto a case in costruzione. penso al capretto piero che diventa grande accanto ad una casa che cresce.
quando non c'e niente. solo campi di grano. e cielo alto pieno di nuvole. e strada. bianca. lineare. da qui al cielo.
quando guardi solo i tuoi piedi. perché tutto il resto e troppo grande. troppo difficile. troppo lontano.
il profumo di zucchero e dolci dentro la pasticceria di santo Domingo.
rubare menta nell'aiuola di santo Domingo per farci un the alla sera.
pan y jamon sui gradini davanti alla cattedrale. le bici che sono parcheggiate davanti all'ingresso.
una rosa gialla appesa fuori da uno zaino.
seduta in una lavanderia con italiani aspetto che smetta di piovere.
lo stupore per il bidet nei bagni dell'albergue.
un albergue senza sello. perché qui, quello che si timbra e il cuore.
il dolce tipico di santo Domingo. dopo un giorno nello zaino e un mucchietto di briciole. ma e buonissimo lo stesso.
la tazza di caffè bollente che mi da l'hospitalero, quando arrivo bagnata di temporale.
il camino nell'angolo. il pavimento in legno. muri in pietra. poltrone. gente seduta ai tavoli. e come essere a casa.
aiutare l'ospitalero a preparare la cena. megasoffritto per le lenticchie dei vegetariani. e come essere al gemelli. ancora una volta e bello essere al servizio. dare da mangiare. regalare vita.
la messa.
i vespri della sera. lumini accesi tra i nostri sedili del coro.
le nuvole rosa nella luce del mattino.
le righe bianche sulla terra rossa. futura dimora di viti.
entrare in castilla y leeon. manca la galizia. e ci siamo.
il campo di grano distrutto dal vento.
l'odore delle prime gocce di pioggia sull'asfalto. poi sulla terra.
il "vai cristina" di luca, modenese in bici. lascia dentro entusiasmo allegria calore. lo guardo andare via veloce.
il profumo di pane fresco appena tolto dal forno.
il pane cotto nei forni a legna. ed ha una crosta croccante e vera.
arrivare a gragnon. smette di piovere, dopo che ho camminato per mezz'ora in un temporale. raggi di sole sulla chiesa. io sono troppo bagnata per chiedermi se e una presa in giro. o un dono inaspettato e bellissimo.
il santo che esce di chiesa senza testa. la processione con banda e vestiti tradizionali nelle strade di un paese, sotto il sole di mezzogiorno.
la prima ampolla. mi raccomando, piedini. fate i bravi.
mangiare jogurth fuori da un sacchetto di plastica.
la fila di camion militari, passano e salutano.
tutti i camion che ci sono a villafranca de montes de oca.
la teoria sui perizoma. che siano una scelta strategica per risparmiare peso???
un telefono che suona per c. in un bar di camionisti. dentro il fumo delle loro sigarette. nel vociare del loro spagnolo.
le impronte nel fango secco del sentiero che sale sui montes de oca. che siano di cinghiali setolosi??
5 o 6 maschietti italiani si sciolgono i muscoli, fanno streching, si massaggiano polpacci. io solo esco a recuperare la mia biancheria lavata e stesa. speriamo che almeno un paio di calzini sia asciutto.
la vegetazione di montagna. verde intenso di pini e viola dei fiori. dopo gli immensi spazi verdi dei campi di grano.
la carrettera rossa dentro il bosco. fa pensare all'africa. alle strade di li. al loro attraversare foreste piene di vita.
il bocchettone della doccia rotto. farsi la doccia e come lavarsi con un tubo di gomma. ma la sensazione di acqua sulla pelle, a fine giornata, rimane unica.
la terra rossa gialla bianca dei montes de oca.
la signora anziana, elegante nei suoi capelli bianchi. dorme accanto a me. russa peggio di un muratore bergamasco. uffi.
quella che non si cambia le calze per tutto il cammino. le hanno detto che serve per prevenire vesciche. lei ci crede.
l'erba sul lato dei sentieri. calpestata da passi stanchi di sassi.
barbara con cui avrei voluto camminare fino ai monasteri di yuso e suso. per vedere libri antichi.
fili di erba appena tagliata attaccati ai calzini, dentro la luce della sera che scende.
un gatto bianco e rosso dentro il lavandino beve acqua che lenta esce dal rubinetto.
i turistini. che sono i pellegrini che non possono più camminare. ma non riescono a rassegnarsi. e non vogliono essere solo turisti. lacrime nei loro occhi.
cosi.
vi voglio bene.
ci siete sempre.
anche se non scrivo.
un abbraccio.
e molti sorrisi.