la nostra cena.
il cuoco che mi chiede se posso raccogliere le ordinazioni. pas de problemes. bello. bello come al gemelli.
quando dice: quidate. tu eres el cielo.
ritrovare pellegrini dei giorni passati. vedere s. accanto al mio letto e stata una bella sorpresa. un bel modo di svegliarsi dopo una pennica tardiva.
camminare nel vento. in mezzo alle mantelline colorate che svolazzano.
cercare nello zaino una barretta di cereali e cioccolato da compartire con chi cammina con me.
una mano che tira fuori da una tasca una medaglietta della madonna.
la lista delle 100 cosa da fare prima di morire.
camminare nelle mesetas con il pile addosso. davvero da non credere.
i fiori gialli in mezzo a cui cammino.
il cane bianco che ci segue, fedele nel vento.
la nostra cena. pasta pomodoro fresco e basilico. pasta all'arrabbiata.pane formaggio e insalata. siamo in10, a tavola. preparare insieme e bellissimo. bellissimo, al solito, l'evento spesa. noi da un fiorista per riuscire a recuperare almeno un po' di basilico. troviamo una pianta in un vaso. quello che avanza diventa profumato centrotavola.
birra e gazzosa sulla plaza maior di sahagun. nel sole della sera.
sedersi al sole su una sedia senza niente da fare. solo riposarsi.
scolare la pasta senza scolapasta.
il sapore del sale sulle labbra, dopo aver camminato nel sole.
i colori sulla calzada romana dopo sahagun. sono quelli dell'africa. strada rossa, verde degli alberi. cielo grigio.
camminiamo nel nulla.
sulla vecchia strada romana.
dentro i passi di milioni di pellegrini della storia.
penso ai passi di chi cammina perché deve.
perché davvero non ha alternative.
camminare e parlare di dio. di fede. di morte e dolore. di vita. di un dio che abbraccia. di un dio compagno di viaggio.
quando arriva una bici e io mi spavento molto. in questo paesaggio africano avrebbe anche potuto essere un leone. urlo in mezzo alla strada. e risate, a lungo.
la vasca da bagno nella toilette di un bar.
il fango. il terreno instabile. si affonda ad ogni passo. le pozzanghere di terra rossa.
un treno passa all'orizzonte.
cercarsi la strada tra erba e fango.
i tralicci della ferrovia a lungo alla nostra sinistra. i treni che passano. ci fermiamo nel vento e salutiamo. fischio di locomotiva e fanale acceso.
pistacchi e mais croccante al tavolo della cucina.
legno chiaro su cui scrivere il diario.
l'umidità di questi ostelli, nei giorni di pioggia. i vestiti di tutti, stesi ovunque. camera nella confusione più totale, in mezzo a tutte le nostre cose che cercano di asciugare.
quanto e interessante e bella l'idea di avere sulle spalle tutto quello che serve. dentro 8 kg di zaino c'e cibo, acqua, vestiti puliti, pile caldo. non serve altro.
di notte, quando inizia a piovere, la corsa in mutande nell'ostello addormentato per recuperare gli scarponi che avevo dimenticato in cortile.
sveglia nella notte ad ascoltare il rumore dell'acqua sulle lamiere del tetto.
le due signore in paese. una ha una forma di pane sotto braccio. l'altra ha addosso delle strane scarpe. in legno. con tre spunzoni, sulla suola. come guardano preoccupate. preoccupate per il nostro incamminarci sotto l'acqua.
quando sotto di noi si vedono i tetti di religios. arrivati. finalmente.
il fiore di s. acacia, probabilmente.
il timo. il profumo che lascia, sulla strada che camminiamo.
un sasso rosso raccolto. racconta di una bella giornata.
le pilgersspuren. che sono le tracce che lasciano i pellegrini. una buccia d'arancia. un tappo azzurro di una bottiglia d'acqua. fanno compagnia sulla strada senza nessuno.
un asino raglia nel sole ancora pallido delle 9.30 del mattino.
un coprizaino di plastica giallo svolazza nel vento.
le margherite. i fiori gialli. i papaveri. un campo di grano spazzato dal vento. davanti a me un cavalcavia in cemento.
entrare nel bar di s.nicolas del real cammino. l'atmosfera che c'è. la musica. fa piangere. da rimanere li per due settimane. a bere caffè e scrivere.
ritrovare gli amici di questi passi. godersi il caldo mentre fuori soffia questo vento freddo che spazza la piana.
pollini volano nel vento fuori dalla finestra. grate in metallo. gerani rossi dentro due vasi. porta di un garage verde e strada bianca, nella luce calda di un mattina che sta per finire.
quando la signora della tienda taglia via il picciolo troppo lungo delle banane prima di pesarle.
la carta igienica con su gli orsetti.
il pane pieno di farina comprato dal camioncino.
le nostre ola per i camionisti che ci passano accanto. tutti salutano. molti suonano. uno ci manda un bacio. noi andiamo avanti. allegri. pieni di risate.
fiumi e torrenti attraversati, scuri della terra lavata via con l'acqua di questi giorni.
i vecchietti della casa di riposo. seduti su sedie di plastica ci guardano passare da dietro un cancello chiuso. ci chiedono di abbracciare il santo.
un pavone cammina in un campo.
il the caldo non bevuto subito. ce lo mettono in una bottiglietta, cosi possiamo portarlo via.
il rumore del ghiaccio che scricchiola dentro un bicchiere di succo di mela.
to be in love is to be in a danger, don't be stupid, man.
i nostri passi sul legno di una passerella sopra gli svincoli di leon.
i miei passi che giorni fa rimbombavano soli nel buio di un sottopasso.
le torri bianche della cattedrale. tiri su la testa e sono li. dopo averle tanto aspettate.
entrare a leon camminando sul lato della superstrada. quattro corsie. due per ogni senso di marcia. noi in fila indiana. camminiamo lenti.
ramponi camp dentro il reparto sport del corte ingles. corte ingles senza intervista, questa volta.
il bianco dei marmi della cattedrale nel sole. alla fine dell'ombra dei vicoli attraversati per arrivarci.
la signora che dal primo piano mi lancia un sacchetto della spazzatura. "puoi buttarmelo, por favor?"
i vetri colorati della cattedrale. i rossi. i blu intensi. gli azzurri. i verdi. i gialli. attorno una casa di pietra. ma per r. non e una casa viva. non es un lugar.
a. steso per terra davanti alla cattedrale. a fare foto tra cielo grigio e guglie bianche.
secchiate d'acqua sferzate da un vento fortissimo sul sagrato della cattedrale. lei impassibile.
i vetri del bar in cui siamo. l'acqua che ci scorre sopra. noi seduti ad un tavolino di legno beviamo birra o cioccolata.
il nostro giorno di vacanza a leon.
noi che per una volta non abbiamo orario di rientro.
a nanna a mezzanotte.
svegli alle 8.30.
e davvero sembra di essere in vacanza.
a. si e tagliato i capelli, alla fine di un temporale. dice: i don't need them anymore.
un cameriere scavalca i nostri zaini al solito appoggiati al muro, da qualche parte. noi seduti al tavolo guardiamo chi passa per strada.
fotografare cioccolata calda. e densa come budino.
passare un dito sulla cartina a rilievo della spagna. chilometri e vita dentro la plastica ruvida di montagne e colline.
cosi.
pensieri senza ordine cronologico.
con molta vita, al solito.
con molte risate.
con molti pensieri.
molto cuore.
vi abbraccio.
vi abbraccio stretti.