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30 maggio-Villafranca del Bierzo


villafranca del bierzo.
ancora una volta.
meno di 200 km a santiago.
e oggi santiago e troppo vicina.

vi racconto:
la salita dentro astorga. sul muro c'era scritto 22%. non so. so solo che spezza le gambe. e ancora una volta entrare in città e fatica.
la gioia davanti ad una foto allegata ad una mail. si fanno vedere a sconosciuti che solo hanno il pc accanto al nostro bellissime foto della vita normale.
cotto e legno nell'albergue.
cenare con tovaglioli in stoffa. oltre la finestra palazzo di Guadi e alberi nel vento.
messa troppo lunga. suore dietro una grata. io senza flip flop in calzini. seduta per terra mi addormento durante la predica.
noi fermi in ogni paese. ad ogni bar. caffè con leche e caffè solo. camminiamo nel vento freddo. il fuoco acceso dentro un bar. odore di fumo entra dalla porta.
la coperta del 1916 che copre macchie di umidità in un vecchio albergue.
il cartello sulle strade: attenzione animali selvatici. due metri dopo altro cartello: attenzione pellegrini.
l'idea che manca poco a santiago. troppo poco.
l'idea di rimettersi un paio di jeans, dopo queste settimane di vestiti sempre uguali.
il paesaggio di oggi. boschi a perdita d'occhio. e ginestre e lavanda sulla terra arida e viva. colline che ormai sono montagne. basse. ma montagne. bello questo cambio di paesaggio. queste nuove prospettive dopo il piatto delle mesetas.
qualcosa brilla nel sole sulla cima di una montagna. palo dell'alta tensione o crus de hierro?
in bocca un filo d'erba. cammino sola nel vento.
il negozio "amico dei pellegrini": 30 ml di olio di oliva in mini bottigliette di plastica. assorbenti interni venduti singoli.
all'albergue di rabanal. gli ospitaleri dicono: "è per questo che siamo qui. to welcome pilgrims". e davvero l'idea che danno è che sono felici di averci qui.
l'olandese che e uscito di casa, ha girato a sinistra e ha iniziato il suo cammino. l'unica condizione che gli ha posto la famiglia: che fosse indietro in 100 giorni.
tavolo in legno e panca al sole. un prato enorme. erba verde e fili per stendere il bucato.
la doccia bollente, dopo tutto il vento freddo. vapore che sale e umidità sulle pareti.
il the inglese delle 17.00 che ci offrono. biscotti secchi e molto zucchero. bollitore bianco sulla mensola. davvero come essere a casa. accolti cosi. amici. fratelli. pellegrini.
continuo a guardare cartine del cammino. dentro il cuore due sensazioni: lo stupore e la gioia per il gia fatto. per i passi gia camminati. e poi. poi la voglia e la paura di arrivare.
l'odore di asfalto caldo sulla strada, accanto al bosco.
passeri sulla rete. e dentro le sue maglie.
una mail che mi e rimasta appiccicata addosso. forse troppo. ma e bello. e bello averla dentro i passi che cammino.
girare il paese in cerca di una candelina per festeggiare m. vogliono darmi della cannella. evidentemente il mio spagnolo non e dei migliori.
r. e a. trovano altri del sudafrica. a., assistente sociale, aveva parlato per lavoro con uno di loro. si riconoscono. e piangono.
la corrida su uno schermo al plasma in un vecchio bar. danza crudele e precisa di eleganza e forza. troppo sangue.
pasta alla tedesca. cotta senza sale nell'acqua. ma almeno e al dente.
gli ospitaleri che mangiano con noi. racconti di viaggi e vino compartido.
una telefonata in italia di prima mattina. con 5 km. gia nelle gambe. mi fa felice.
la colazione sul marciapiede. due dolcetti per ognuno. sanno di burro. e di miele.
salire verso la cruz de hierro.
tracce di un arcobaleno pallido e sbiadito nella foschia umida dei boschi che salgono.
la nebbia in cui cammino. vedo a pochi metri. cammino nel bianco. nel rosa. nel viola. nel giallo. nel verde.
arrivare alla cruz de hierro. ci arrivo sola. ho camminato sola tutta la mattina. ho voglia, di essere sola. ho bisogno, di essere sola. due pellegrini in bici. due a piedi. mi fermo. sotto i piedi sassi. tanti. tantissimi. sono vita. hanno dentro molta vita. molto mondo. molte preghiere. molti sogni.
lascio il mio sasso. trovo, appeso al legno, il nastrino orpas. lascio radici. trovo radici.
le preghiere salendo. porto con me ognuno di voi. ogni vostra vita. ogni vostra preghiera. la lascio ai piedi di questa croce. che le accolga Lui.
una foschia cosi bagnata che inumidisce tutto.
la tappa di ieri: 34 km. la più lunga, fin'ora. arriviamo stanchi. ma arriviamo.
e. cosi felice: da 4 giorni cammina senza dolori. non gli sembra vero.
pane formaggio uva e cioccolato sulla piazza del paese. fontana. un cane. un gatto.
passare da foncebadon. deserto. 3 cani alla catena dormono sotto la nebbia.
dopo tutti gli odori che hanno accompagnato i nostri passi, in piazza a pontferrada la mostra sugli odori dell'andalusia. provette di vetro e nasi curiosi.
i cartelloni pasticciati. perché?
la telefonata nella sera di ponferrada. lascia dentro nostalgia. e vera gioia.
la nanna in cantina. un signore dipinge, in piedi, appoggiato al piano superiore di un letto a castello. acquarelli in uno scatolino minuscolo e saliva. accanto russano.
un tronco di legno scolpito davanti all'albergue. meno bello di quelli africani.
m. che dice: "lo sapevo che volevi camminare sola. per poter piangere, nel caso". strano e bella, la facilita con cui ci si conosce, nel cammino. con cui ci si intuisce.
le casette cosi svizzere. tetti in ardesia e legni sui balconi. strade curate di ciottoli rotondi.
cioccolata con churros tra pareti verdi e rosa. r. dice: cioccolata con ponchos. fa ridere.
entrare nel bierzo. cosi verde. alberi di castagne e di nuovo viti.
bambini entrano a scuola alle 9.00. i maschietti dicono: sexymamme accompagnano i bimbi all'asilo.
passare nel quartiere residenziale di pontferrada.
le megaville con piscina all'entrata del paese. vetri e legni di architetti. dopo la semplicità e la desolazione dei paesi delle mesetas.
appeso ad un cancello un sacchetto di plastica con dentro il pane. accanto un gatto rosso. scivolo per bambini in fondo al giardino.
una coppia di vecchietti vende ciliege davanti a casa. cartello di cartone scritto a mano e cassetta in legno. poco oltre rose rosse rampicanti incorniciano una porta.
quelli che ogni tanto si concedono una notte in albergo.
quelli che girano senza zaino. glielo porta un taxi. secondo noi non vale, fare il cammino cosi.
quelli che non sentono niente. ipod nelle orecchie. ascoltano solo il loro mondo.
pantaloncini sporchi per una scivolata tra erba bagnata e fango.
dentro un garage un uomo sbuccia fave e le frigge. mi siedo sul suo divano e lo guardo. quattro parole, non di più. quando vado un abbraccio. dice: hasta luego, reina.
un vecchio ulivo con rami nuovi in una rotonda all'inizio del paese. rose rosse ai suoi piedi.
la quantità di ciliege che abbiamo mangiato. direttamente dalle piante. felici come bimbi.
la gara a chi sputa il nocciolo più lontano.
lontano, un uomo lavora su un campo arato. terra arida in mezzo al verde delle viti.
siesta sotto il sole sul ciglio della strada. davanti a noi filari di viti. colline. alture lontane.
all'albergue di villafranca una cassetta di ciliege davanti alla porta. sono per noi.

cosi.
vi abbraccio.
felice.
allegra.
serena.
ancora in cammino

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