di Riccardo Carnovalini
175 chilometri per percorrere a piedi, in 8 giorni, tutte le coste dell’Elba, da Portoferraio a Portoferraio, dal 4 all’11 luglio, con una buona partecipazione di camminamanti: fino a 10 per alcuni tratti.
Sono i sentieri tra i golfi di Viticcio, della Biodola e di Procchio, e in particolare il tratto in galleria, il “sentiero della salute”di Biodola a colpirci il primo giorno. Da Marciana Marina a S. Andrea camminiamo lungo un altro interessante itinerario escursionistico. Così come da Punta Nera a Chiessi e a Pomonte calchiamo l’antica mulattiera, precedente all’apertura della litoranea.
Nel terzo giorno non possiamo raggiungere la Punta di Fetovaia per una recinzione che sbarra il sentiero per delimitare una proprietà privata. La gariga lascia il posto alla folta macchia del promontorio del Capo di Poro. Il sentiero lo attraversa e ringraziamo il lavoro volontario di chi lo segna.
Dallo spiaggione di Marina di Campo saliamo al valico del Monte Tambone e percorriamo la dorsale del Monte Fonza tra ricoveri pastorali in pietra e grandi panorami sull’omonimo capo e sul Golfo di Lacona, chiuso dalla stretta penisola di Capo della Stella. Degno di nota il sentiero da Fonza a Laconella, nella gariga, un po’ alto sul mare: propone un selvaggio ambiente dell’Elba sconosciuto ai turisti balneari. Alle spalle della Spiaggia Grande di Lacona ammiriamo il più importante complesso di dune dell’isola. Merita attenzione e protezione.
Pesanti lottizzazioni si affacciano sul Golfo della Stella: le attraversiamo diretti a Copoliveri.
Il giorno successivo è quello del periplo del Monte Calamita, con il passaggio dalle miniere, dalla Fattoria Ripalte e dalle spiagge invitanti del suo versante orientale. Il maestrale consente aperture panoramiche sulla Corsica e sul litorale continentale: riconosciamo i luoghi camminati dall’Argentario in poi. Ma non c’è da distrarsi troppo, tra Stracoligno e Naregno ci districhiamo a fatica fra le proprietà private. Prima di Porto Azzurro, dal quale la vista mare è oscurata dagli yacht attraccati in rada, la zona umida di Mola, un SIC (Sito d’Interesse Comunitario) bonificato ma ancora non ben organizzato come sentieri.
Bello, invece, il sentiero attorno al penitenziario di Porto Azzurro e interessante l’area mineraria di Monte Terranera, con i vecchi impianti, la spiaggia ricca di minerali di ferro e il laghetto.
A Ortano un villaggio turistico ci mette alla prova nell’individuare l’attacco del sentiero per doppiare Capo Ortano. Ma c’è, confinato dietro una rete, nel retrobottega del villaggio.
Dopo Rio Marina, alla Punta di Rialbano, il paesaggio ex minerario diventa psichedelico. Colate gialle e bianche su scogli scuri, acqua rossa che ristagna nelle cavità delle rocce e si stempera nel mare.
A Cavo termina la penultima giornata e registriamo un nuovo porticciolo turistico del tutto assente nelle foto di Zannier del 1971.
Tra Cavo e Bagnaia ci alziamo al Monte Grosso e poi al Monte Strega sulla GTE – Grande Traversata Elbana per oltrepassare un tratto di costa alta e impraticabile. Tra folte macchie di lecci e filari di rosmarino, accompagnati dal canto di cicale ed uccelli, tocchiamo il tetto di CamminAmare, i 427 metri del Monte Strega. Il panorama si apre su Nisporto e Nisportino, due baie rovinate dall’edilizia.
Nell’ultimo breve giorno all’Elba troviamo le tamerici secolari sulla spiaggia di Magazzini e la Villa Romana di Punta delle Grotte prima dell’area commerciale e del traffico di Portoferraio.
Alle istituzioni pubbliche dell’Elba proponiamo la realizzazione di un sentiero lungo il mare per un turismo più lento, più soave, più profondo, ideale da praticare nelle stagioni non balneari. Molti tratti ci sono già, bisogna collegarli e poi segnare e promuovere il grande periplo con una segnaletica comune. Ci vuole il coinvolgimento di tutti gli enti: gli otto comuni, il Parco Nazionale Arcipelago Toscano, l’APT. Quest’ultima, che ringraziamo per l’ospitalità in sei tappe del nostro percorso, sembra interessata alla proposta. Vedremo.