Quinto report: Piombino-Pisa

Dopo il periplo dell'Elba si riparte da Piombino con un ennesimo e nuovo porticciolo-parcheggio per yacht che ha stravolto la costa e la spiaggia di Salivoli. Facciamo fatica a riconoscere il luogo dello scatto di Zannier del 1971, ma ci riprendiamo ben presto lungo il sentiero per le Buche delle Fate, immerso nella macchia e sul filo della scogliera, parte di quella Via dei Cavalleggeri che le guardie a cavallo del Granduchi di Toscana percorrevano a difesa della costa. Dalle erosioni ad alveare delle Fate passiamo alla necropoli etrusca di Populonia e al golfo di Baratti, e giungiamo a sera a S.Vincenzo al termine di una lunga tappa. Qui ci accoglie un altro porto per natanti, in costruzione affianco a spiagge premiate con la Bandiera blu. Spiagge che hanno preziose dune e un tombolo alberato da percorrere per sfuggire al sole. C'è l'oasi di Bolgheri, con le dune che sono state per anni amorevolmente curate e recuperate da Raimondo Stiazzi, un medico indimenticato nell'ambientalismo toscano. Nel Tombolo di Cecina camminiamo sulla pista forestale tra i Pinus pinea e la macchia, accompagnati dai canti delle cicale e da chi gode l'ombra correndo, andando in bici o sonnecchiando oziosamente. Come nei decenni passati, i pini più prossimi al mare di Marina di Cecina sono sofferenti o morti per le mareggiate. Dopo la serata con il GIAN-Gruppo Italiano Amici della Natura si riparte da Marina di Cecina in dodici, in parte del Gruppo Trekking Libertas di Rosignano. Subito il porticciolo turistico alla foce del Cecina, poi l'erosione delle spiagge verso Capo Cavallo e, passata un'altra parte di Via dei Cavalleggeri, le Spiagge Bianche davanti agli stabilimenti della Solvay. Sembra un mare tropicale, dalle spiagge candide e accecanti, con le dune e l'acqua trasparente. E' solo carbonato di calcio derivato da anni di lavorazioni industriali? I bagnanti sono tranquilli anche alla foce del Fosso Bianco, dove arrivano le acque calde della Solvay. Le scogliere di tufo scuro dello Scoglietto di Rosignano riportano le nostre retine a una situazione più normale. Il mega porto di Rosignano è l'ennesimo della interminabile serie, le ville e i parchi di sontuose residenze dei vip il segno che siamo arrivati a Castiglioncello.
E si riprende con un nuovo ripascimento, cioè una ricostituzione della spiaggia laddove il mare se l'era portata via. Chissà che un nuovo rinascimento turistico non porti un sentiero sul mare per Livorno che tolga gli incauti camminamanti dall'Aurelia. Ci fosse potremmo godere della immutata scogliera del Romito e di Calafuria, del verde e dell'azzurro di una costa da amare. L'ingresso in città ci riserva sicuri marciapiedi di lungomare, osservatorio sui bagni e sulle nuove attività estive. Ai Bagni Fiume si gioca a palla con le pinne ai piedi in un campetto-gabbia senza vista mare ma con la musica spazzatura ben amplificata.
Al Museo di Storia Naturale del Mediterraneo la riuscita conferenza stampa organizzata dalla Provincia. In un'apposita area del museo, la Sala del Mare, c'è lo scheletro di una balenottera di 19 metri che si è spiaggiata presso Piombino nel 1990. L'intensa serata a Livorno è al Bar Equo con l'associazione Italia-Nicaragua e il Laboratorio della Solidarietà. L'associazione Agire Verde, una comunità di persone che hanno fatto del cammino una delle ragioni d'essere del loro agire collettivo, ci nomina soci onorari "per aver rinforzato le ragioni del nostro stare insieme e dei nostri valori fondanti. Camminare è tenerezza per la terra perché è toccarla, è stare dentro di lei senza protezioni, è fare introversione o comunicazione col nostro vicino; insegna l'armonia col creato e con noi stessi trovando l'equilibrio e a volte la saggezza". Pubblicheremo presto sul sito la lettera integrale con il saluto di benvenuto che il presidente Salvatore Picardi ci consegna a nome dei camminamanti livornesi di Agire Verde.
Si riprende il cammino dai Quattro Mori per attraversare l'area portuale e industriale affogati nel cemento, nell'asfalto e nei fumi di scarico dei camion. Il ponte alla foce del Calambrone ci riporta in una dimensione più normale e umana, un piede sulla spiaggia e l'altro in mare. Oltre la spiaggia, le dune e le vecchie colonie. Poi, fra Tirrenia e Marina di Pisa, il mare è ingabbiato da continue scogliere artificiali per proteggere le piccole spiagge superstiti e la strada litoranea: il paesaggio è inquietante. A Bocca d'Arno, affollata di camper e con i caratteristici "retoni", le piccole costruzioni di legno con le bilance da pesca pensili sul fiume, pende un progetto di porto che cambierà la faccia a questo ambiente speciale della costa toscana. Ci viene in mente la scritta fotografata su un muro di Livorno: "Offshore disastro ambientale!"
Una spettacolare libecciata ci dà il buongiorno nella tappa che ci porta a Pisa risalendo l'Arno, ma le privatizzazioni delle sponde demaniali lasciano solo tre accessi al fiume dalla foce alla città in più di 10 chilometri. Per vedere il grande fiume toscano dobbiamo raggiungere i Lungarni di Pisa.