di Carla
Appena tornata dal cammino, così come molti fanno, avrei voluto mettermi a scrivere una guida, anche perché era un’idea nata all’interno del gruppo che si era andato facendo, sfacendo e rifacendo lungo la strada: persone incontrate, lasciate e poi, spesso inaspettatamente, ritrovate di nuovo, magari con modalità diverse, perché già cambiate, trasformate. Sperimentando km dopo km quante “bugie” ci sono scritte sulle varie guide, ci eravamo detti: “perché non scrivere anche noi le nostre “bugie”?”
Spesso le guide insistono sulle difficoltà che l’ignaro pellegrino incontrerà, ma al tempo stesso cercano di edulcorare la pillola, talvolta anche con una buona dose di retorica.
Il cammino è un’esperienza forte, anche se la si fa semplicemente da turisti, e quindi ci sono mille modi per raccontarla e “sponsorizzarla” . Todo cambia e tutto è OK.
Tornata a casa, però, altri impegni hanno preso il sopravvento e così l’idea della guida è rimasta nel cassetto, ma magari una condivisione voglio concedermela.
….La vita, in quanto tale, in quanto dono di cui prendersi cura, ha già un senso in se stessa, ma allora, da cosa nasce l’ansia che ho di trovare questo fatidico senso?
Guardo attentamente: non do ascolto alla mia parte profonda e, quindi, antepongo i miei bisogni superficiali a quelli essenziali.
Teoria! Come fare in pratica a discernere gli uni dagli altri? Darmi delle ricettine sarebbe facilissimo: “non occorre che tu tolga niente, basta che tu guardi con occhi nuovi ciò che hai!!” già, si fa presto a dirlo, ma a farlo?! Mi occorre un’esperienza concreta… il Cammino di Santiago.
Il Cammino è un’ottima palestra per fare ordine, per ridimensionare bisogni e capricci: camminare, solo camminare senza avere altro fine se non quello di raggiungere la meta giornaliera che, comunque, non è sempre quella da te programmata; la giornata va come deve andare.
Ho percorso, prevalentemente da sola, 800 km, portando sulle spalle, come una tartaruga, la mia casa: uno zaino pieno solo del necessario, dell’essenziale, senza orpelli. Passo dopo passo, libera da pre-occupazioni, era più facile accorgermi che ogni incontro arrivava al momento giusto e, ad un livello o ad un altro, produceva uno scambio creativo; era più facile guardare in profondità, scorgere il seme che deve morire per dare frutto; era più facile guardarmi intorno e provare una sensazione di benessere di armonia, sentire che ogni piccolo particolare che la natura mi offriva era lì anche per me. Non avrei potuto fare una scelta più indovinata per rispondere alla necessità, che sento da tempo, di sperimentare uno stile di vita esenziale: ho avuto la conferma che, per me, sfrondare, togliere non vuol dire “privarsi”, vuol dire trovare il molto nel poco