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Da Orbetello a Piombino

di Riccardo Carnovalini
Dopo un riuscito incontro pubblico al Camping Campo Regio, nei pressi di Albinia, partiamo alla volta di Talamone, borgo sul mare con porticciolo zeppo di yachts, che rende irriconoscibile il confronto con le foto di Zannier del 1971.
Il parco della Maremma non autorizza il nostro passaggio lungo la costa, che è lo stesso del 1985, motivo: l’esistenza di proprietà private (agriturismi esclusivi) e di un severo piano antincendio. Saremmo ammessi solo sui soliti sentieri segnati qua e là, ma non c’è un percorso continuo lungo il mare che sarebbe uno dei più belli della costa peninsulare italiana per la qualità della macchia mediterranea e della lecceta. Percorrendo il parco da clandestini e una spiaggia profonda e con le dune alle spalle andiamo estasiati da Cala Rossa alla Bocca d’Ombrone.
Domenica 28 giugno lasciamo la costa e seguendo gli argini dell’Ombrone, raggiungiamo Grosseto attraverso la Maremma più autentica, come una vera pampa, con le vacche e i cavalli al pascolo e i cinghiali che ci sbucano davanti all’improvviso da ogni fosso.
Il giorno successivo ritroviamo gli spazi aperti della “pampa maremmana” e la Bocca dell’Ombrone, preceduta da zone umide popolate di uccelli acquatici stanziali e di passo.
Il porto canale di Marina di Grosseto è trasformato in darsena e pullula di imbarcazioni, ma la grande pineta del Tombolo, le sue dune fiorite e gli ampi arenili ci accompagnano oltre l’edilizia pesante di Marina di Grosseto verso Castiglione della Pescaia. Barche e turisti da diporto in quantità anche qui.
Il primo luglio ci porta al promontorio verde scuro di lecci che precede Punta Ala, una famosa lottizzazione che non ci pare peggiore di altre. La costa alta successiva, tra la foce dell’Alma e Portiglione, è ricca di vegetazione che giunge fino al mare e abbraccia cale un tempo solitarie e oggi invase dai bagnanti. Violina è la cala più famosa: il suo nome si deve al suono che fa la sabbia quando viene calpestata. Per sentirlo occorre andare al momento giusto, non in estate. Anche Portiglione aveva un bel tratto di costa all’estremità orientale del Golfo di Follonica, ma un nuovo porticciolo turistico lo ha fatto a pezzi e mi è difficile riconoscere questi luoghi quando effettuo i confronti con le foto del passato.
La ventunesima tappa inizia con un nuovo sconfortante confronto. Uscendo dalla città di Follonica scopriamo che la nuova strada litoranea ha preso il posto della duna e l’edilizia ha fatto il resto. Nel tratto finale del Lungomare Italia di Follonica, ormai a Torre Mozza, sostiamo al villaggio turistico La Madonnina e ne raccogliamo la protesta. Non ha più la spiaggia davanti; l’erosione e le mareggiate hanno lasciato solo la scogliera e un piccolo pontile per calarsi in acqua. Fino a pochi anni fa la spiaggia c’era e a metà degli anni Novanta aveva una dozzina di metri di profondità.
Per arrivare a Piombino ci mancano di superare la centrale Enel di Torre del Sale e l’area siderurgica. La foce della Cornia Vecchia ci impedisce di proseguire sulla battigia e ci spedisce a camminare tra i capannoni delle acciaierie fino a che non veniamo bloccati da una guardia della Lucchini e accompagnati all’uscita. Un inferno per l’olfatto, la vista, l’udito, il tatto, il gusto dal quale siamo liberati da Emilio, una guardia gentile e sensibile. Metà del cammino è alle spalle. Ora l’Elba.


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